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sabato 23 giugno 2012

CROTONE: NUOVO SBARCO DI IMMIGRATI


Un nuovo sbarco di immigrati e' avvenuto la notte scorsa sulla costa crotonese. Sono in tutto 31 gli extracomunitari rintracciati dalle forze di polizia; si tratta, in particolare, di 29 pakistani, un indiano e un afgano, tutti maschi adulti. Un primo gruppetto di tre persone e' stato individuato intorno all'una e mezza di notte da una pattuglia della Polizia di Stato in servizio di controllo del territorio lungo la strada per Capocolonna. Gli immigrati portavano zainetti ed avevano gli abiti bagnati; circostanza che ha indotto i poliziotti a ritenere che vi fosse stato uno sbarco. E' quindi scattata la ricerca, cui hanno partecipato pattuglie della Polizia di Stato, dei Carabinieri e della Guardia di finanza. Alla fine sono stati rintracciati, lungo la litoranea ma anche nel centro cittadino, 31 extracomunitari che sono stati affidati alla Misericordia di Isola Capo Rizzuto e trasferiti al centro di accoglienza di Sant'Anna per le procedure di identificazione. In mare, intanto, e' uscita una motovedetta della Guardia di finanza alla ricerca dell'imbarcazione che aveva trasportato gli immigrati ma senza esito. Gli stessi, stando alle prime testimonianze raccolte dagli investigatori della squadra mobile, hanno dichiarato di essere partiti da un porto della Grecia nella serata di venerdi' con un natante veloce che in nottata era gia' approdato sulla costa crotonese.

venerdì 18 maggio 2012

CROTONE: SGOMINATA RETE DI VENDITA ON LINE DI REPERTI ARCHEOLOGICI


Circa 17 mila reperti archeologici recuperati. Così ha spiegato il Procuratore Mazzotta, riguardo  le indagini  iniziate nel 2009  che hanno riguardato operazioni effettuate tra settembre 2008 ed il 2 ottobre 2009. I dettagli dell’operazione sono stati illustrati dallo stesso procuratore, dal Capitano dei Carabinieri del Nucleo Tutela Patrimonio Culturale Raffaele Giovinazzo, dal Capitano del Comando di Crotone Mancini, e dalla soprintendente archeologica Simonetta Bonomi. Tre le persone indagate in questa inchiesta. Si tratta di Gualtieri Raffaele del 1963 e Gualtieri Salvatore Luigi del 1988, padre e figlio, residenti a Isola Capo Rizzuto e Arcuri Mario del 1980 residente a Crotone, ai quali gli è stata imputata l’accusa di ricettazione. Il registro degli indagati, però, vede altre settanta persone  coinvolte nella compravendita dei reperti. In base a quanto accertato dai carabinieri, i tre indagati avrebbero sottratto i reperti archeologici e successivamente li avrebbero venduti on-line attraverso la piattaforma E-bay. I reperti sarebbero stati così ceduti attraverso delle aste telematiche, che gli investigatori sono riusciti, grazie alla collaborazione di E- bay a ricostruire. La compravendita, che avveniva in tutta Italia, si presentava con la dicitura “ da pulire”, particolare che, secondo quanto spiegato dal Capitano Giovinazzo, non sarebbe altro che la ulteriore conferma della provenienza illecita degli oggetti. Nei reperti vi erano anelli, fibule, vasi, monili in ceramica, bottoni, e 15 mila monete. I carabinieri nel corso delle numerose perquisizioni effettuate hanno rinvenuto oltre ai reperti archeologici anche dieci metal detector. Alle indagini hanno collaborato anche i tecnici dell’Università della Calabria, del Dipartimento Scienze della Terra, che hanno coadiuvato i militari nell’analisi del terriccio presenti sui metal detector. Le analisi hanno consentito di verificare che gli stessi erano stati utilizzati nel territorio crotonese. Attualmente i reperti sono dislocati nelle diverse sedi territorialmente competenti, in quanto i beni archeologici sono partiti dalla Calabria e sono approdati in quasi tutte le regioni. Le diverse procure dovranno ora appurare le responsabilità degli acquirenti e solo successivamente i beni potranno fare ritorno, si spera, nei territori di origine. I beni rinvenuti non sono solo del crotonese, tra i beni rintracciati dai carabinieri sono presenti reperti pugliesi e anche veneti, il che fa presumere un collegamento tra i “tombaroli”, l’esistenza di una rete di approvvigionamento e vendita di reperti storico-archeologici. Non è da escludere inoltre la partecipazione al business dei beni archeologici della criminalità organizzata, tesi avvalorata dalla mole di reperti e dagli ingenti proventi. L’operazione ha evidenziato la carenza di sorveglianza dei siti di interesse archeologico, carenza, che ha dichiarato il Capitano Giovinazzo, non è più accettabile, da oggi, ha spiegato il Capitano, il sito di Capo Colonna, emblema del patrimonio storico calabrese, sarà presidiato e tutelato.